GRETA E LA SINDROME DI ASPERGER

greta e la sindrome di asperger

Il volto di questa sedicenne ci è ormai familiare da tanti mesi.
È Greta Thunberg, attivista e fondatrice del movimento ambientalista FridaysForFuture, che lotta per accrescere la consapevolezza sui devastanti cambiamenti climatici a opera dell’uomo e su come invertire la rotta.

Greta ha delle qualità rare: è estremamente determinata, è focalizzata sull’obiettivo, ha massima coerenza, non conosce soggezione dinanzi ai potenti della Terra, non conosce tentennamento o perdita di motivazione.
Qual è la sua forza? La sua forza è (anche) un funzionamento cerebrale fuori dal comune.

Dice Greta: “Quando gli haters ti criticano per quanto sei stramba o per il tuo aspetto, significa che non sanno dove altro sbattere la testa. E sai che stai vincendo! Ho la Sindrome di Asperger e a volte i miei comportamenti differiscono dalla norma. Nelle giuste circostanze, essere diversi è un superpotere. Non parlo della mia diagnosi per nascondermici dietro, ma perchè conosco molte persone ignoranti che la vedono ancora come una “malattia”, come qualcosa di negativo. E, credetemi, questa diagnosi mi ha fatto del male. Prima che iniziassi a scioperare per il clima, ero a pezzi, non avevo amici e non parlavo con nessuno. Me ne stavo tutto il giorno seduta da sola, a casa, preda di un disturbo del comportamento alimentare. Ora è tutto passato: ho finalmente trovato un significato in un mondo che a tanti pare non averne affatto.”

La sindrome di Asperger fa parte dello spettro autistico. Non comportando danni alle capacità linguistiche né disabilità intellettive, è comunemente considerato un «disturbo ad alto funzionamento». A tutt’oggi non si conoscono le cause della sindrome, che solitamente è caratterizzata da limitazioni e alterazioni del comportamento sociale, da schemi motori ripetitivi e stereotipati, da attività e interessi circoscritti e può accompagnarsi a depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo.

Ma questa è solo una faccia della medaglia. Perchè ai “deficit” più o meno severi (a seconda del singolo caso) si affiancano capacità fuori dal comune, come la possibilità di rimanere concentrati per ore su un certo compito (hyperfocus) o spiccate abilità logiche e percettive.

Proprio come Greta, i soggetti Asperger definiscono spesso la loro condizione come una complessità mentale superiore alla media, piuttosto che come una malattia. Si vuole superare l’idea di un funzionamento “ideale” del cervello e della deviazione dalla norma come necessariamente patologica. Questa prospettiva promuove la “neurodiversità” come valore sociale, come nuovo concetto scientifico e come peculiare risorsa per il mondo del lavoro. (Ne parlo anche qui)

Nella stessa comunità scientifica si fa largo l’ipotesi che la sindrome di Asperger sia uno stile cognitivo diverso e non una malattia, pertanto in futuro potrebbe essere rimossa dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, com’è accaduto per l’omosessualità.

Già alcuni anni fa, un illustre studioso di nome Simon Baron-Cohen scrisse: «Nel mondo sociale non vi è grande vantaggio per un occhio preciso ai dettagli. Ma in matematica e informatica, nel mondo della musica, della linguistica, dell’ingegneria e della scienza, una forte attenzione ai dettagli può portare al successo».

In effetti alcuni soggetti Asperger hanno dato un contributo notevole al progresso umano: si dice che lo siano stati Michelangelo, Newton, Mozart, Einstein, Hitchcock e molti altri. Il punto è che la neurodiversità, se ben supportata e accolta, diventa una risorsa per tutta la comunità. E se i singoli soggetti sono accolti e supportati possono vivere e lavorare in modo gratificante. Basta spostare l’accento dal deficit (che si può contenere) alle aree di eccellenza.

Pur senza banalizzare, alcune problematiche depressive e ansiose degli Asperger potrebbero essere conseguenza non della condizione in sè, ma dello stigma sociale e dell’isolamento in cui spesso i soggetti sono relegati. Insieme alle loro famiglie.

NEURODIVERSITÀ: NUOVE SFIDE PER IL MONDO DEL LAVORO

neurodiversità

Che vocabolo strano “neurodiversità”… Che significa?
Come siamo differenti per colore degli occhi, dei capelli, per il genere e tutte le altre variabili fisiche, siamo differenti anche per molte caratteristiche cerebrali. Chi ha l’orecchio assoluto per la musica, chi si orienta perfettamente in un luogo sconosciuto, chi ha un dono speciale per l’empatia, chi fa difficili calcoli a mente… e così via.
Sono tutte qualità permesse dal nostro funzionamento cerebrale.

In alcuni casi la neurodiversità si manifesta (almeno a prima vista) come una mancanza: sindrome da deficit dell’attenzione (ADHD), sindrome di Asperger, quelli che vengono definiti “disturbi specifici dell’apprendimento” (come dislessia, discalculia etc), e alcune altre condizioni particolari, come la Sindrome di Tourette.

Si devono considerare queste condizioni solo in termini di deficit e carenze?
Esiste il valore aggiunto di un funzionamento cerebrale DIFFERENTE?
Per il mondo del lavoro, soprattutto digitale (tech, fintech, biotech, AI, animazione e gaming…), si tratta di una questione molto interessante.

In questi settori c’è bisogno di risolvere problemi molto complessi, d’innovare costantemente, saper ragionare in modo creativo e “divergente” per affrontare le tante nuove cybersfide. Proprio da chi ha speciali caratteristiche cerebrali può giungere meglio questo aiuto. Chi ha un peculiare funzionamento cerebrale ha un vantaggio competitivo interessante per le aziende. Vediamo in breve quali.

GLI ASPERGER sono altamente creativi e immaginativi, dotati di concentrazione straordinaria, eccellenti capacità logiche e spaziali. Sono in grado di affrontare i problemi da punti di vista inconsueti e potenzialmente vincenti.
Greta Thunberg è Asperger: determinazione, focalizzazione sull’obiettivo, nessuna soggezione dinanzi ai poteri forti sono le sue doti più evidenti.

GLI IPERATTIVI (ADHD) possiedono una vivida immaginazione e sono particolarmente creativi. Altamente distraibili se poco interessati a qualcosa (da qui prende il nome la loro condizione), sono in grado di concentrarsi in modo eccezionale (hyperfocus) su ciò che li attira di più (poniamo lo sviluppo di un videogioco o di un’animazione).

I DISLESSICI sono maestri del pensiero laterale. Ben l’84% ottiene alti punteggi nel ragionamento, nella comprensione di specifiche configurazioni spaziali e pattern visivi e hanno ottime capacità di giudizio e decisionali. Le loro competenze sono inestimabili quando occorre affrontare una questione secondo prospettive più ampie e valutare le situazioni da molti punti di vista differenti.

Com’è facilmente intuibile, tutte queste caratteristiche sono un plus per molti ambienti di lavoro. Se molti “normodotati” (o neurotipici) si distraggono facilmente per il continuo sopraggiungere di stimoli (come mail e telefonate), alcuni “neurodiversi” riescono a mantenere intatta la concentrazione, sopportano meglio compiti di routine che esigono massima precisione (come controllo/verifica o data entry) e in generale portano visioni insolite dei problemi trasformandoli più facilmente da sfide a opportunità. C’è bisogno di aggiungere altro?