STUDI APERTI – GIORNATA DELLA PSICOLOGIA 2019

Studi aperti Giornata della Psicologia 2019

Anche per il 2019 si rinnova l’iniziativa di successo dedicata alla salute psicologica e alla difesa della salute mentale contro lo stigma sociale, promossa dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi.
Questa Giornata nasce come iniziativa italiana a sostegno del World Mental Health Day, celebrato per la prima volta il 10 ottobre 1992.

Studi Aperti significa che gli psicologi aderenti offrono informazioni sulla propria professione, sui propri trattamenti e aiutano a orientarsi su eventuali percorsi diagnostici e/o terapeutici.

COME? Attraverso conferenze, seminari e incontri pubblici disseminati in tutta Italia. E aprendo i propri studi per un colloquio privato e gratuito. Puoi consultare questo elenco e trovare il professionista più vicino a te.
Nel mio caso mi metterò a disposizione su appuntamento, sia per ricevere nel mio studio a Torino, sia per ricevere in videochat, in tutta Italia.

Il tema 2019 è Psicologia e Diritti Universali. Un tema particolarmente attuale e dibattuto quello sui nuovi diritti. Si va dai diritti per i migranti, ai diritti per le persone LGBTQI+ e le loro famiglie, ai diritti per i malati terminali, fino ai diritti per la neurodiversità. Quest’anno intendo promuovere e celebrare i diritti delle persone neurodiverse (Asperger e spettro autistico, ADHD, DSA, Tourette).

Cresce sempre più la consapevolezza che “neurodiversità” non significa “malattia”. Significa “stile cognitivo differente”. E cosa cambia in concreto? Cambia che i soggetti neurodiversi con un quoziente intellettivo nella norma (o superiore alla norma) non sono malati da accudire e confinare, oggetto della nostra pietà, destinati a ricevere nel migliore dei casi una pensione d’invalidità.
Sono soggetti dotati di grandi capacità che, come tutti, possono e devono contribuire al progresso della comunità e del mondo del lavoro.
Ne parlo anche qui e qui.
È sufficiente che siano messi nelle condizioni di poter imparare, studiare, lavorare, interagire nei modi più congeniali per loro.

Se pretendo che un bambino dislessico impari a leggere seguendo le procedure che usano tutti gli altri bambini, allora no, lui non può farlo. Se pretendo che un bambino autistico possa apprendere in un contesto caotico non potrà farlo. Entrambi i bambini potranno dare il meglio di sè seguendo approcci specifici, studiati per il loro funzionamento cognitivo. La loro è una condizione cerebrale peculiare, non patologica, e va accolta e valorizzata. In cambio avremo un bambino che saprà fare ogni cosa (leggere, scrivere, studiare), oltre a possedere caratteristiche specifiche della sua condizione: ad esempio spiccate doti spaziali e visive, elevata creatività, facilità a pensare fuori dagli schemi, grande capacità di concentrazione e notevoli doti mnestiche.

Per saperne di più sulla Neurodiversità o sulla Giornata Nazionale della Psicologia, o se vuoi prenotare il tuo appuntamento scrivimi a pecorara@gmail.com o chiama al 333 7606146

AUDIOGUIDA PER L’INSONNIA: METODO CBT-I

Audioguida per l'insonnia: metodo CBT-I

Insonnia… Proviamo a sdrammatizzare?
Vediamo un po’. Hai provato a contare le pecorelle ma non funziona. Hai provato col bagno caldo e la musica soffusa prima di coricarti a letto e non funziona. Hai provato con la tisana rilassante e le campane tibetane. Poi hai visto per caso uno di quei format americani e ti sei persino lasciato cullare dal ronzio del phon. Nulla!
Come mai? Magari ti sei convinto/a che la tua sia un’insonnia “incurabile”

La verità è che tante delle strategie, o meglio pseudo-strategie, che mettiamo in atto sono inefficaci. A volte sono persino controproducenti.
Una per tutte : “sforzarsi di dormire”. O peggio, tentare di recuperare durante il giorno il sonno perso nella notte. E peggio che mai, autoprescriverci sonniferi!
Sì, facciamo tutto in buona fede, convinti che la cosa serva. Vogliamo risolvere il problema. Ma spesso non è così. E notte dopo notte l’insonnia ci perseguita.

Negli anni la Medicina del Sonno ha studiato alcuni esercizi, semplici ed efficaci, per ritrovare il sonno perduto e il piacere di dormire.
Si tratta del PROTOCOLLO COGNITIVO/COMPORTAMENTALE PER L’INSONNIA (CBT-i). Un insieme di tecniche sperimentate da team di ricerca internazionali, le stesse proposte in tutti i centri di Medicina del Sonno

Se vuoi saperne di più, ho pubblicato una nuova audioguida per approfondire e praticare in autonomia gli esercizi che ho riassunto in 7 passi. Quali sono?
1. 
Diario del sonno
2.  Igiene del sonno
3.  Apprendimento per associazione
4.  Restrizione o compressione del sonno
5.  Intenzione paradossale
6.  Intervento cognitivo
7.  Mindfulness per l’insonnia
Sono alla portata di chiunque sia motivato e determinato a chiudere il capitolo della sua insonnia.

Se desideri acquistare il CD clicca qui.
Se vuoi scaricare il file mp3 sui tuoi dispositivi clicca qui.
Vuoi prima ascoltare il demo? Lo trovi qui!

E se hai domande, dubbi o curiosità, o vuoi intraprendere con me il trattamento CBT-i, scrivimi a pecorara@gmail.com o chiama al 333 7606146.

PSICHIATRIA, PSICOLOGIA, PSICOTERAPIA E COACHING: QUALI DIFFERENZE?

Si sente spesso parlare dell’una o dell’altra disciplina e non sempre sono chiare le specifiche competenze (e i rispettivi confini) per i non addetti ai lavori. Far luce può aiutare a scegliere bene il tipo di professionista che ci può aiutare.

• PSICHIATRIA: è una branca della Medicina e si occupa dello studio e del trattamento dei disturbi mentali in un’ottica farmacologica (dipendenze, disturbi psicotici, depressione maggiore etc). Talvolta lo psichiatra è anche psicoterapeuta: in tal caso, oltre a essere laureato in Medicina e specializzato in Psichiatria, ha frequentato anche una scuola di specializzazione in Psicoterapia per proporre un trattamento psicologico in affiancamento a quello farmacologico.
Chi è psichiatra risponde all’Ordine dei Medici ed è iscritto/a all’Albo dei Medici della propria Regione.

PSICOLOGIA: è una disciplina a se stante e lo psicologo è laureato in Psicologia e abilitato alla professione attraverso un Esame di Stato. La sua specialità è il sostegno psicologico di adulti, bambini e adolescenti, oppure coppie e famiglie in una situazione di crisi e sofferenza. Queste crisi incidono in modo evidente sul tono dell’umore, sul rendimento scolastico o lavorativo, sulle relazioni sociali e in generale sulla salute psicofisica di chi è coinvolto. Non essendo medico, lo psicologo non è autorizzato a prescrivere alcun tipo di farmaco, nè a gestire i dosaggi di farmaci già prescritti o ordinarne l’interruzione.
Chi è psicologo/a risponde all’Ordine degli Psicologi della propria Regione ed è iscritto/a al relativo Albo.

PSICOTERAPIA: è una specializzazione post-lauream aperta esclusivamente a Medici e Psicologi iscritti ai relativi Albi. Lo/a psicoterapeuta possiede un repertorio di tecniche specifiche per intervenire sui problemi psicologici più gravi e persistenti. Esistono diversi orientamenti teorici in psicoterapia: la Psicoanalisi, la scuola Cognitiva/Comportamentale, la scuola Sistemica, la Bioenergetica e molte altre. Se la psicoanalisi ha goduto di molta fama in passato, da alcuni anni è stata surclassata per efficacia da approcci più scientifici e moderni, come il cognitivismo clinico.

• COACHING: è una discipina aperta anche ai non laureati. Esistono molte scuole e orientamenti teorici (NPL, Scuola Ontologica, Gestalt etc). Il coach interviene in una situazione di stallo o d’insoddisfazione personale o professionale. Non lavora sulla sofferenza psicologica (non è autorizzato a farlo a meno che non sia anche psicologo). Lavora sull’empowerment di individui, gruppi e organizzazioni. Non esiste un albo professionale dei Coach. Esiste una Federazione Internazionale a cui il coach può afferire, senza obbligo.

Ph. Jon Tyson

GRETA E LA SINDROME DI ASPERGER

greta e la sindrome di asperger

Il volto di questa sedicenne ci è ormai familiare da tanti mesi.
È Greta Thunberg, attivista e fondatrice del movimento ambientalista FridaysForFuture, che lotta per accrescere la consapevolezza sui devastanti cambiamenti climatici a opera dell’uomo e su come invertire la rotta.

Greta ha delle qualità rare: è estremamente determinata, è focalizzata sull’obiettivo, ha massima coerenza, non conosce soggezione dinanzi ai potenti della Terra, non conosce tentennamento o perdita di motivazione.
Qual è la sua forza? La sua forza è (anche) un funzionamento cerebrale fuori dal comune.

Dice Greta: “Quando gli haters ti criticano per quanto sei stramba o per il tuo aspetto, significa che non sanno dove altro sbattere la testa. E sai che stai vincendo! Ho la Sindrome di Asperger e a volte i miei comportamenti differiscono dalla norma. Nelle giuste circostanze, essere diversi è un superpotere. Non parlo della mia diagnosi per nascondermici dietro, ma perchè conosco molte persone ignoranti che la vedono ancora come una “malattia”, come qualcosa di negativo. E, credetemi, questa diagnosi mi ha fatto del male. Prima che iniziassi a scioperare per il clima, ero a pezzi, non avevo amici e non parlavo con nessuno. Me ne stavo tutto il giorno seduta da sola, a casa, preda di un disturbo del comportamento alimentare. Ora è tutto passato: ho finalmente trovato un significato in un mondo che a tanti pare non averne affatto.”

La sindrome di Asperger fa parte dello spettro autistico. Non comportando danni alle capacità linguistiche né disabilità intellettive, è comunemente considerato un «disturbo ad alto funzionamento». A tutt’oggi non si conoscono le cause della sindrome, che solitamente è caratterizzata da limitazioni e alterazioni del comportamento sociale, da schemi motori ripetitivi e stereotipati, da attività e interessi circoscritti e può accompagnarsi a depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo.

Ma questa è solo una faccia della medaglia. Perchè ai “deficit” più o meno severi (a seconda del singolo caso) si affiancano capacità fuori dal comune, come la possibilità di rimanere concentrati per ore su un certo compito (hyperfocus) o spiccate abilità logiche e percettive.

Proprio come Greta, i soggetti Asperger definiscono spesso la loro condizione come una complessità mentale superiore alla media, piuttosto che come una malattia. Si vuole superare l’idea di un funzionamento “ideale” del cervello e della deviazione dalla norma come necessariamente patologica. Questa prospettiva promuove la “neurodiversità” come valore sociale, come nuovo concetto scientifico e come peculiare risorsa per il mondo del lavoro. (Ne parlo anche qui)

Nella stessa comunità scientifica si fa largo l’ipotesi che la sindrome di Asperger sia uno stile cognitivo diverso e non una malattia, pertanto in futuro potrebbe essere rimossa dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, com’è accaduto per l’omosessualità.

Già alcuni anni fa, un illustre studioso di nome Simon Baron-Cohen scrisse: «Nel mondo sociale non vi è grande vantaggio per un occhio preciso ai dettagli. Ma in matematica e informatica, nel mondo della musica, della linguistica, dell’ingegneria e della scienza, una forte attenzione ai dettagli può portare al successo».

In effetti alcuni soggetti Asperger hanno dato un contributo notevole al progresso umano: si dice che lo siano stati Michelangelo, Newton, Mozart, Einstein, Hitchcock e molti altri. Il punto è che la neurodiversità, se ben supportata e accolta, diventa una risorsa per tutta la comunità. E se i singoli soggetti sono accolti e supportati possono vivere e lavorare in modo gratificante. Basta spostare l’accento dal deficit (che si può contenere) alle aree di eccellenza.

Pur senza banalizzare, alcune problematiche depressive e ansiose degli Asperger potrebbero essere conseguenza non della condizione in sè, ma dello stigma sociale e dell’isolamento in cui spesso i soggetti sono relegati. Insieme alle loro famiglie.

RI/SENTIMENTO: L’EMOZIONE DELLO SCHIAVO

Risentimento e libertà

“Il risentimento è l’emozione dello schiavo, non perché lo schiavo sia risentito, ma perché chi vive nel risentimento vive nella schiavitù”
F. Nietzsche 

Già, perché ri/sentimento vuol dire proprio continuare a ri/sentire la stessa emozione di rabbia, di frustrazione, d’impotenza. Un po’ come qualcosa d’indigesto che continua a riproporsi. E che non ci lascia stare. Ecco, questa è la “schiavitú” di cui parla Nietzsche. Uno stato d’animo che ci tiene alla catena di una situazione che magari è successa tanto, troppo tempo fa. E che non ci permette di andare avanti.

Qualcuno potrebbe dire: Eh, ma certe cose non si possono dimenticare o perdonare… Non si possono dimenticare, ma si possono superare. E si possono superare in tanti modi. Ognuno può trovare il suo. Ad esempio si può avanzare una richiesta di scuse, una richiesta che non si è mai avuto il coraggio di far prima. Si può chiedere un atto simbolico di riparazione. Oppure cercare un colloquio chiarificatore, perché siamo convinti di saper sempre cosa pensano gli altri e con quale malevolo intento “peccano”, ma spesso ci sbagliamo. E magari parlandone scopriamo che le intenzioni non erano così pessime o ammantate di malafede. Non capita anche a noi di sbagliare?

Sia come sia, quando smettiamo di “trattenere” (ad esempio la rabbia) e “lasciamo andare,” non siamo più ri/sentiti: non risentiamo più quell’emozione disturbante che ci ancorava al palo. E ci apriamo a nuove possibilità. Siamo di nuovo liberi!

NEURODIVERSITÀ: NUOVE SFIDE PER IL MONDO DEL LAVORO

neurodiversità

Che vocabolo strano “neurodiversità”… Che significa?
Come siamo differenti per colore degli occhi, dei capelli, per il genere e tutte le altre variabili fisiche, siamo differenti anche per molte caratteristiche cerebrali. Chi ha l’orecchio assoluto per la musica, chi si orienta perfettamente in un luogo sconosciuto, chi ha un dono speciale per l’empatia, chi fa difficili calcoli a mente… e così via. Sono tutte qualità permesse dal nostro funzionamento cerebrale.

In alcuni casi la neurodiversità si manifesta (almeno a prima vista) come una mancanza: sindrome da deficit dell’attenzione (ADHD), sindrome di Asperger, ma anche sindrome di Down e molte altre.
Qual è invece il valore aggiunto di un funzionamento cerebrale DIFFERENTE?
Per il mondo del lavoro, soprattutto digitale (tech, fintech, biotech, AI, animazione e gaming…), si tratta di una questione molto interessante.
In questi settori c’è bisogno di risolvere problemi molto complessi, d’innovare costantemente, saper ragionare in modo creativo e “divergente” per affrontare le tante nuove cybersfide.

Proprio da chi ha speciali caratteristiche cerebrali può giungere meglio questo aiuto. Chi ha un peculiare funzionamento cerebrale ha un vantaggio competitivo interessante per le aziende. Vediamo in breve quali.

GLI ASPERGER sono altamente creativi e immaginativi, dotati di concentrazione straordinaria, eccellenti capacità logiche e spaziali. Sono in grado di affrontare i problemi da punti di vista inconsueti e potenzialmente vincenti.
Greta Thunberg è Asperger: determinazione, focalizzazione sull’obiettivo, nessuna soggezione dinanzi ai poteri forti sono le sue doti più evidenti.

GLI IPERATTIVI (ADHD) possiedono una vivida immaginazione e sono altamente creativi. Altamente distraibili se poco interessati a qualcosa (da qui prende il nome la loro condizione), sono in grado di concentrarsi in modo eccezionale (hyperfocus) su ciò che li attira di più (poniamo lo sviluppo di un videogioco o di un’animazione).

I DISLESSICI sono maestri del pensiero laterale. Ben l’84% ottiene alti punteggi nel ragionamento, nella comprensione di specifiche configurazioni visive e hanno ottime capacità di giudizio e decisionali. Le loro competenze sono inestimabili quando occorre affrontare una questione secondo prospettive più ampie e valutare le situazioni da molti punti di vista differenti.

Com’è facilmente intuibile, tutte queste caratteristiche sono un plus per molti ambienti di lavoro. Se molti “normodotati” (o neurotipici) si distraggono facilmente per il continuo sopraggiungere di stimoli (come mail e telefonate), alcuni “neurodiversi” riescono a mantenere intatta la concentrazione, sopportano meglio compiti di routine che esigono massima precisione (come controllo/verifica o data entry) e in generale portano visioni insolite dei problemi trasformandoli più facilmente da sfide a opportunità. C’è bisogno di aggiungere altro?

TRUFFE “ROMANTICHE” IN CASSAZIONE

Finalmente riconosciuto in Cassazione il reato di truffa “romantica” o “affettiva”.

La Cassazione con sentenza n. 25165/2019 condanna chi, fingendo sentimenti d’amore per una persona, la induce in errore prospettandole una vita insieme solo per farsi consegnare del denaro. In sostanza, se si fa credere alla vittima di vivere una storia d’amore volta alla convivenza o al matrimonio, si mette in atto un vero e proprio artifizio o raggiro richiesto dalla norma penale per configurare il reato di truffa.

La Corte d’Appello ha infatti confermato la sentenza che ha condannato un imputato alla pena di due anni e sei mesi di reclusione e 1.500,00 € di multa, oltre al risarcimento del danno della persona offesa, per il delitto di truffa aggravata.

Si contesta all’imputato di “avere con artifizi e raggiri, consistiti nell’avviare una relazione sentimentale con la persona offesa (p.o.)(di molto più grande di lui), nel proporle falsamente l’acquisto in comproprietà di un appartamento (e poi di altro appartamento) consegnandole anche fotografie dello stesso, nel richiederle prestiti proponendole la cointestazione di quote societarie, indotto in errore la p.o circa l’effettivo acquisto dell’immobile e sulla situazione economica della propria società facendosi consegnare ingenti somme di denaro, in tal modo procurandosi un ingiusto profitto con pari danno per la p.o.” L’imputato, all’esito del secondo giudizio a lui sfavorevole ricorre in Cassazione lamentando:

  • come la Corte d’appello abbia erroneamente configurato nella sua condotta il reato di truffa, stante l’assenza di un’attività finalizzata a ingannare la persona offesa. Egli si sarebbe infatti limitato a ricevere prestiti volontariamente concessi dalla persona offesa;
  • come il giudice di secondo grado non abbia compiuto alcuna valutazione autonoma del materiale probatorio prodotto, con particolare riferimento alle dichiarazioni della persona offesa;
  • il contenuto della motivazione a sostegno della irrogazione di una pena ritenuta eccessiva e del mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

Ma fortunatamente la Cassazione con sentenza n. 25165/2019 rigetta il ricorso dell’imputato perché infondato. Si è ritenuto infatti che la persona offesa non abbia consegnato denaro all’imputato per perseguire finalità speculative trasparenti, ma per realizzare il progetto di andare a vivere insieme.
La Cassazione rileva come la Corte d’Appello abbia correttamente risposto “sottolineando che la condotta del ricorrente era consistita non (solo) nel simulare sentimenti d’amore, ma nel coordinare la menzogna circa i propri sentimenti con ulteriori e specifici elementi (il progetto di vita in comune, l’investimento societario) idonei, insieme ad essa, ad avvolgere la psiche del soggetto passivo in modo da assumere l’aspetto della verità ed a trarre in errore.”

Attenzione però. La Cassazione precisa che la truffa non si configuri per il semplice inganno riguardante i sentimenti del reo per la vittima. Si configura perché la menzogna circa i propri sentimenti si allinea con uno scenario studiato e simulato per manipolare gli stati mentali della vittima: le sue emozioni, le sue intenzioni e motivazioni. “Non c’è dubbio che l’imputato, nella presentazione di una falsa prospettiva di vita in comune, abbia indotto in errore la persona offesa, la quale, proprio perché coinvolta in una relazione sentimentale non poteva avere sospetti delle reali motivazioni che stavano dietro alle richieste di denaro.”

Se sospettate di essere caduti/e nella trappola di un/a truffatore (o scammer), rivolgetevi subito a uno studio legale e/o all’ACTA, Associazione Contro le Truffe Affettive. Otterrete un aiuto immediato e gratuito. LINK QUI

Nessuna vergogna o imbarazzo a denunciare. I truffatori e le truffatrici operano manipolazioni sottili, continue e sistematiche. Spesso non si tratta nemmeno di singoli soggetti, ma di vere organizzazioni criminali internazionali.
Chiedete aiuto e denunciate senza indugio.

Photo: Artem Beliaikin

“ORIENTAMENTO SESSUALE”: LE PAROLE CONTANO

Commentavo poco fa su un social, la vittoria del primo sindaco transgender d’Italia e di come molti si trovino a dire o scrivere “non m’interessa con chi va a letto, ma se sarà un buon sindaco”. Rispetto al mare magnum delle volgarità e delle offese che si sprecano su questi temi, questo pare ancora un commento liberal, aperto, progressista.

E invece. E invece a me è sempre parso confusivo, limitante e fuorviante che ciò che una persona è sia descritto da come e con chi usa i suoi genitali. Come se il punto fosse quello. Badiamo bene che le parole contano, non sono “innocenti”. Non si tratta di un’inezia linguistica. Le parole contribuiscono a costruire la realtà sociale. Per cui se io dico che X ha quel dato orientamento sessuale (omo o etero o altro non importa) lo definisco in base alla sua genitalità. Non certo nella sua complessità di PERSONA.

“Orientamento sessuale” è un’espressione novecentesca, antica, quasi “pruriginosa”. Non ha nulla di liberal o progressista. Le parole contano e sarebbe utile trovare un’espressione diversa per indicare chi siamo e chi amiamo. “Orientamento affettivo” potrebbe candidarsi a sostituto, perchè è più ampio e inclusivo. Comprende la gigantesca sfera emozionale oltre quella sessuale. È già qualcosa.

Se però volessi esprimere un desiderio per il futuro, mi augurerei che non ci fosse più bisogno di distinguere le persone sulla base del loro “orientamento sessuale”, così come sulla base della loro religione o etnia. Una persona è un insieme complesso di emozioni, bisogni, aspirazioni, ruoli e relazioni. Che non è facile ridurre e sintetizzare in un’etichetta. Soprattutto se quella (brutta) etichetta fa riferimento soltanto a un’area circoscritta del nostro corpo.

NO, UNA TERAPIA BEN FATTA NON DURA ALL’INFINITO

Parliamoci chiaro. Spesso l’idea di affrontare un percorso psicologico/psicoterapeutico, che si sa quando inizia e non si sa quando finisce, può suscitare timore o perplessità. E a ragione. Siamo abituati, ahimè, a sentire o leggere di terapie decennali, di consulenze che non finiscono mai. 

Invece un percorso psicologico ben impostato deve cominciare a dare a breve i suoi frutti e deve poter terminare, di comune accordo tra professionista e paziente, in un lasso di tempo sensato. Di solito si tratta di un anno, un anno e mezzo, per la maggior parte dei casi. Fino a due anni per casi più complessi, con la possibilità di continuare a incontrarsi una tantum per vigilare sulla stabilità e sulla continuità dei progressi. Se questo tempo non basta, probabilmente il percorso non è adeguato ai bisogni del paziente. E continuerà a non esserlo, pur prolungando i tempi della terapia.

Il terapeuta dovrebbe sempre verificare l’efficacia del suo intervento e se i risultati non ci sono, o sono scarsi, non è responsabilità del paziente. È responsabilità del professionista cambiare strategia terapeutica oppure inviare il proprio paziente ad altro professionista, psicologo/a o psichiatra, affinché possa trarre giovamento da un altro percorso.

Questi sono i diritti sacrosanti di un paziente, che ha facoltà di conoscere sempre tempi e strategie dell’intervento. Vale all’interno di uno studio psicologico, come di uno studio psichiatrico od oculistico o ginecologico. Perché la relazione di cura (quale che sia) ha sempre come obiettivo primario tutelare il paziente e tenerlo informato.

Anzi, la tutela e la corretta informazione del paziente, unite al rispetto assoluto per la sua persona, sono il primo strumento di cura che possiede un professionista della salute. Infatti solo attraverso il rispetto e la fiducia si può formare quella che si chiama alleanza terapeutica. Che è la buona disposizione del paziente ad affidarsi al curante e collaborare attivamente al percorso di cura.

L’alleanza terapeutica ovviamente non piove dal cielo. Si costruisce in un contesto di ascolto, rispetto, accoglimento. È fiducia reciproca, è la possibilità di lavorare bene insieme per un obiettivo comune. E le basi che si gettano al primo incontro con uno psicologo sono cruciali, includendo anche l’essere informati su quale sarà il lavoro terapeutico e una previsione dei suoi tempi. Se queste informazioni mancano o sono assai vaghe, il mio consiglio spassionato è di cercare un altro professionista.

Photo: Harry Sandhu

SE LADY GAGA PARLA DI SALUTE MENTALE

Agli ultimi Grammies, Lady Gaga ha ritirato ben 3 statuette per la colonna sonora di A Star is born. E nel suo discorso ha parlato di salute mentale. Di nuovo.
Già, perchè Gaga non perde occasione per sensibilizzare sul tema. E questa volta l’ha fatto dal palco dello Staple Center di Los Angeles.

«Sono orgogliosa di far parte di un film che affronta problemi di salute mentale. Siamo in molti a doverli affrontare e dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro. Se vedete qualcuno soffrire, non giratevi dall’altra parte. E se soffrite, anche se può sembrar difficile, cercate di trovare il coraggio dentro voi stessi per scavare a fondo e parlarne con qualcuno».

Con questo discorso, Lady Gaga ha emozionato la platea e ha stimolato migliaia di commenti positivi su Twitter. Gaga è anche co-fondatrice di Born this way e, sempre nel 2018, ha ricevuto l’Artist Inspiration Awards per il suo impegno a favore della sensibilizzazione sui disturbi mentali in età adolescenziale.

«Nonostante l’universalità del problema, ne parliamo ancora con difficoltà e spesso non sappiamo offrire le cure e le risorse adeguate. Nelle famiglie e nelle comunità, spesso rimaniamo in silenzio per la vergogna. Chi soffre si vergogna perchè pensa di non valere nulla o di essere responsabile del suo stesso soffrire».

Sono parole forti e necessarie.
Come quelle espresse in occasione del suicidio del suo caro amico, il modello Rick Genest, circa un anno prima:

«Dobbiamo portare all’attenzione pubblica il tema della salute mentale e distruggere lo stereotipo per cui non si dovrebbe parlare di problemi psicologici. Se stai soffrendo chiama un amico o la tua famiglia. Dobbiamo salvarci a vicenda. La scienza ci dice che ci vogliono 21 giorni per formare un’abitudine. Se soffrite di problemi legati alla salute mentale vi prego di trasformare questo giorno, oggi, nel primo in cui cercare aiuto. Ditelo, se state soffrendo. E se pensate che qualcuno che conoscete stia soffrendo, mettetevi in contatto con questa persona, aiutatela».

Un percorso psicologico svolta la vita. Perchè non è sempre possibile “far da sè” e uscirne da soli. Mai esitare.