LA SCUOLA AI TEMPI DEL COVID: QUALI ALTERNATIVE?

Esistono alternative all’istruzione scolastica (pubblica o privata) come la conosciamo?
La risposta è… SI!

Ma come? -vi chiederete- la scuola è obbligatoria!
La verità è che è l’istruzione a essere obbligatoria (e ci mancherebbe!) ma non la scuola in sè. Formare e istruire i propri figli in famiglia non è un’eresia o una nuova moda. I paesi anglosassoni lo definiscono Homeschooling e le sue radici sono antiche e ben salde. È solo in epoche recenti, in particolar modo negli ultimi due secoli, che si è fatta strada l’idea di “scuola” che tutti conosciamo e che la maggior parte di noi ha frequentato.

Fino alla metà dell’800 era comune tra le classi sociali più abbienti educare i propri figli a casa, con l’ausilio di tutor e insegnanti retribuiti; spesso erano gli stessi genitori, a loro volta istruiti, a prendersi cura dell’istruzione dei piccoli.
Questo meccanismo contribuiva a perpetuare le ingiustizie sociali e le differenze di classe perché chi aveva ricevuto una buona educazione poteva, a sua volta, educare i propri figli e chi non l’aveva ricevuta, e lavorava tutto il giorno nei campi o nelle prime fabbriche, non aveva certamente i mezzi, il tempo o il denaro per occuparsene. In questo modo i figli dei contadini erano destinati a rimanere contadini, così come i figli degli operai erano destinati a diventare operai.
L’avvio della scuola pubblica statale, gratuita e accessibile a chiunque, avrebbe permesso di attivare un processo positivo di “mobilizzazione sociale”, di ridistribuzione del sapere tra i ceti. Secondo la “legge Casati”, tutti i bambini dovevano imparare a “leggere, scrivere e far di conto”.

Solo verso la metà del ‘900 inizieranno ad alzarsi le prime grandi obiezioni alla presunta efficacia del sistema pubblico di educazione scolastica. A quell’epoca le critiche erano prevalentemente di tipo politico e socio-culturale. Si obiettava che l’istruzione pubblica fosse spersonalizzante e distante dai bisogni del bambino, che veniva incanalato (potremmo dire anche “ingabbiato”) in un processo educativo standardizzato, massificato, che non riconosce più la sua educazione come fine ultimo; il fine è la sopravvivenza stessa della grande macchina statale e dei suoi interessi politici, sociali ed economici.

La scuola pubblica, protestavano i suoi detrattori, non cresceva uomini e donne liberi, non si occupava di coltivare e promuovere i loro interessi, ma forgiava pedine asservite a un sistema che aveva il solo scopo di alimentare se stesso.

Da queste critiche più radicali nasce l’Unschooling, secondo cui il bambino apprende solo ciò che è pronto ad apprendere, nel momento in cui è pronto per farlo. A nulla serve una scuola che impone ex cathedra programmi, orari e tabelle di marcia.
Più di recente, a queste osservazioni, si aggiungono quelle che puntano il dito contro un ambiente scolastico contaminato dal rischio di bullismo e di altri gravi episodi di violenza fisica e verbale; dal consumo e dallo spaccio di stupefacenti appena fuori dalle aule e dalla promiscuità sessuale. Con l’impossibilità del personale scolastico di accorgersi di ogni segnale di disagio o di rispondervi efficacemente.

Pur lasciando le questioni sociali e politiche da parte, se si desidera che i propri figli siano liberi di crescere e apprendere in un contesto di attento ascolto, secondo il loro passo e secondo la loro più autentica natura, è necessario tornare a occuparsene in prima persona, senza delegarne la formazione.

Di fatto non occorre andare a scuola per imparare, perché con l’aiuto dei genitori (e di tutor o insegnanti per qualche specifica materia) si può sviluppare in autonomia un progetto formativo di base, integrandolo e arricchendolo con ciò che piace e interessa di più. In realtà con l’homeschooling si può imparare ben di più che a scuola! Perchè, accanto ai contenuti base, si scelgono temi e attività che il bambino vuole studiare e approfondire e che la scuola non prevede.

Siamo abituati a credere che il bambino vada “stimolato” come fosse qualcosa d’inerte e passivo, in cui inserire nozioni come fossero sale nell’acqua di cottura della pasta; invece il bambino è una formidabile creatura che trascorre tutto il suo tempo osservando, esplorando, esercitando i sensi e l’intuito, imparando e mettendosi continuamente alla prova con entusiasmo. Possiamo proporre nuove attività e fornire spunti, ma è più facile che sia lui a condurci là dove sono i suoi interessi per chiederci di guidarlo a saperne di più.

Se l’homeschooling è stata la naturale via della trasmissione culturale fino a due secoli fa, possiamo definirla una pratica attuale e innovativa? La mia risposta è sì. L’homeschooling è attuale perché in tempi incerti come i nostri, scossi da eventi pandemici e da cambiamenti climatici già in corso, il sistema scuola come lo conosciamo regge a fatica gli urti: può solo tamponare le falle e istituire piani di emergenza. È chiaro che la pandemia da Covid ha colto tutti di sorpresa e ci si è attrezzati come si poteva, ma questa non può e non dev’essere la scuola del futuro.

Ci troviamo di fronte a nuove sfide, nuove esigenze e nuovi ostacoli e non possiamo adattare a forza qualcosa che pare non rispondere a rinnovate esigenze. I bisogni delle famiglie cambiano e l’istituzione scuola fatica a riprogettarsi. Più che “riprogettarsi” e “ripensarsi” proporrà probabilmente una versione light e semi-virtuale di sé. Basterà?

Ecco che homeschooling e unschooling mostrano tutta la loro attualità e capacità d’innovazione:
• Attualità, perché prevedere più momenti a casa e in famiglia potrebbe diventare una nuova consuetudine
• Capacità d’innovazione, perché l’homeschooling è un sistema flessibile e personalizzato, calibrato sui bisogni della famiglia e del bambino, che utilizza e integra tutte le tecnologie a disposizione. Fa del mondo stesso la propria scuola e di ogni attività una possibilità di crescita e apprendimento. 

Ma è anche bene mettere in chiaro che l’homeschooling e l’unschooling non si adattano necessariamente alle esigenze e ai ritmi di ogni singola famiglia. Prima di compiere una scelta in questa direzione, occorre valutare alcuni nodi critici, fisiologici direi, dell’educazione in famiglia.
Proprio qui sta il senso e l’intento di questa audioguida. Offrirvi le mie riflessioni ragionate sull’istruzione in famiglia e lo farò secondo un taglio psicologico e neuropsicologico, perché questa è la mia formazione.

Per chi se lo chiedesse, dato che siamo in tema, ho sempre frequentato la scuola pubblica, dall’asilo fino al conseguimento della laurea in Psicologia, e poi di un dottorato in Scienze Cognitive. Non si può dire che il mio percorso scolastico sia stato complicato o sfortunato. Ma da alunna mi sono imbattuta in situazione critiche, senza che mi si spiegasse che il sistema scolastico è un apparato che giustifica se stesso. È solo uno dei tanti modi della trasmissione culturale: non l’unico, non il migliore, né il più giusto. È bene saperlo. Ed è bene capire cosa sia l’homeschooling e quali le sue potenzialità per decidere in piena coscienza. E questo è il mio augurio per voi.

Homescooling e Unschooling. Pro e contro ai tempi del Covid
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