SORELLANZA, IL SUPERPOTERE DELLE EXPAT

Fare rete tra expat è vitale, come ci raccontano Silvia, Giulia e Irene.
E se sei proprio fortunata, troverai le migliori amiche di sempre…

Quando s’inizia una nuova vita all’estero da sole, sapere di poter contare su una rete di amicizie fidate, pronte a dare una mano quando serve, può fare la differenza. Perchè la sorellanza conta ed esserci l’una per l’altra è una garanzia.

Nella tua vita da expat conoscerai innumerevoli persone, alcune nate o cresciute proprio lì dove tu sei appena arrivata, e altre che si sono spostate come te dal tuo stesso Paese.
È importante rimanere connesse con le une e con le altre, ma a volte aiuta di più sapere di condividere lo stesso percorso e le stesse difficoltà. E aiuta potersi confidare nella propria lingua, certe che chi vi ascolta non ha bisogno di traduzioni nè linguistiche nè culturali.

Silvia, Giulia e Irene si sono felicemente trasferite dalla Lombardia a Berlino ormai da tempo, e condividono qui la loro esperienza e un po’ di consigli preziosi…

Silvia, bresciana e mamma di un bimbo di due anni, è musicista e cantoterapeuta.
Lavora con bambini e adulti e si è trasferita a Berlino nel 2016 per coltivare il sogno della musica e del canto, anche sfidando il volere della sua famiglia.
“Sono arrivata da sola a Berlino ma avevo già qualche amicizia sul posto: una coppia di miei cari amici, anche loro bresciani, il mio fidanzato di allora (tedesco) e la sorella di mia zia. Sono una persona molto estroversa e non ho fatto fatica a trovare nuove amicizie. Prima di partire mi sono informata a lungo sulla vita da expat a Berlino e l’ho fatto anche partecipando attivamente a gruppi Facebook dedicati. Devo dire che questi gruppi sono molto utili per trovare informazioni e contatti, aiutano a fare rete e non sentirsi sole.”

Ce lo conferma anche Irene. Milanese, danzatrice tribal-fusion, istruttrice yoga e mamma di un bimbo che va all’asilo. “Prima di vivere stabilmente a Berlino, ho vissuto per molti anni andando avanti e indietro tra Italia, Spagna e Germania. Quando ho deciso di fermarmi, nel 2014, non avevo grandi conoscenze in città, giusto qualche appoggio. È stata la danza a portarmi qui. Berlino è la metropoli perfetta per chi vuole lavorare in ambito artistico. Sono arrivata da sola, con la mia macchina e 300€ in tasca. Ho cercato contatti e informazioni nei gruppi Facebook, capendo in fretta che, più che spettacoli nei locali, a Berlino tutti fanno spettacoli in strada. Così seguivo e partecipavo a tutti gli eventi più interessanti legati alla danza e alla musica e ho conosciuto tanta gente, soprattutto expat italiani, ma anche sudamericani, israeliani, altri europei… A quei tempi ero l’unica performer a insegnare tribal fusion in tutta Berlino e partecipando a questi eventi artistici mi sono fatta conoscere e molti cominciavano a frequentare le mie lezioni. Così ho creato il mio giro qui e funziona tuttora molto bene.”
“Ho conosciuto Silvia a uno dei miei corsi (yoga post partum) e siamo diventate molto amiche perchè condividiamo la passione per la musica, la danza e le arti performative in generale. Tante cose ci legano: siamo italiane, siamo mamme single a Berlino, lavoriamo in campo artistico ed è stato naturale anche iniziare a collaborare… Abbiamo ideato dei workshop di yoga post partum abbinati a musicoterapia e cantoterapia per mamme e bebè”

Mi dice Silvia: “Contare su Giulia e Irene è sapere di contare su amiche che vivono le stesse difficoltà che posso incontrare io come expat italiana a Berlino, lottiamo per le stesse cose. E so anche di condivere con loro la stessa energia e lo stesso entusiasmo nel portare avanti un lavoro creativo. Qui è molto diverso che in Italia: ti senti supportata e stimolata da tutta la comunità artistica, c’è una sensibilità particolare e te ne accorgi. In Italia ti senti spesso sola perchè c’è molta competizione e poca condivisione.”

Giulia, fiera cremasca, è coreografa e performer di danza percussiva. Ha viaggiato fin da bambina in Italia e all’estero per seguire la passione della danza (prima classica e poi contemponanea). La sua passione è diventata ben presto un lavoro, con audizioni in tutta Europa. Prima di fermarsi a Berlino, Giulia ha vissuto e lavorato ad Atene per circa un anno in una compagnia di danza con ballerini anche diversamente abili.
Mi racconta: “L’esperienza ateniese è stata bellissima e mi ha dato tanto, ma a Berlino avevo costruito amicizie forti in collaborazioni artistiche precedenti e quell’energia mi mancava parecchio. Posso dire anch’io come Silvia che qui ho visto tanta più collaborazione che competizione. Ho amicizie forti nel mondo della danza anche in Italia, ma si tratta di amicizie storiche, amiche con cui ho condiviso la quotidianità per anni. Queste nuove amicizie berlinesi sono invece nate e cresciute in pochissimo tempo e questa cosa mi colpisce sempre! Ho capito che la metropoli ti porta a creare legami molto forti in brevissimo tempo, soprattutto in ambito artistico e soprattutto tra donne. Si crea facilmente uno scambio autentico e un senso di connessione. E stato così che mentre ero ad Atene una carissima amica israeliana, conosciuta solo un anno prima a Berlino, mi ha fatto sapere di opportunità interessanti di lavoro in città. E sono tornata qui. Per me Berlino è diventata una base, perchè nel frattempo ho continuato a viaggiare tantissimo per cogliere altre opportunità di danza e teatro in Europa. Quindi all’inizio lavoravo, cercavo casa e imparavo il tedesco. Proprio in un corso di lingua ho conosciuto un’altra ragazza italiana, che si chiama come me, è che è diventata una delle mie migliori amiche e poi anche coinquilina. Solo molti anni dopo essere arrivata a Berlino ho conosciuto Silvia, perchè il batterista della sua band lavora nella mia compagnia di danza percussiva e condividevamo la sala prove. L’amicizia con Silvia si è fatta più profonda quando è venuta ad assistere a un mio spettacolo e ha voluto diventare mia allieva. Intanto io l’avevo ascoltata cantare ed ero rimasta colpita da quanto talento avesse nelle corde vocali! E così abbiamo deciso di collaborare a un progetto che ho costruito appositamente per lei e per le mie allieve. Questa collaborazione ci ha unito tantissimo sul piano artistico e sul piano personale. Anche se non ci vediamo spesso, io so di esserci per lei e lei c’è per me. In momenti critici della nostra vita ci siamo confidate a cuore aperto, abbiamo ricevuto sostegno e forza l’una dall’altra. Non c’era nemmeno bisogno di chiedere di vedersi: semplicemente è successo.”

Essere all’estero da sole significa proprio questo: conoscere nuove persone sulle quali potrai contare e che in breve tempo diventeranno la tua “famiglia”.
Tu ci sei per loro e loro ci sono per te. Anche senza dirselo apertamente.
È difficile da credere per chi non ha mai vissuto da expat.

Irene e Silvia mi confidano che “quando arrivi a Berlino si parla in inglese tra noi expat, perchè pochi sanno il tedesco, che non è facile da imparare. Ma ad un certo punto se vuoi rimanere e hai un bambino da crescere da sola devi sapere bene la lingua.”
Anche Giulia mi parla di quanto sia importante imparare il tedesco e farlo frequentando dei corsi intensivi in presenza (pandemia permettendo) per conoscere altre persone che stanno facendo il tuo stesso percorso, magari connazionali, ma non per forza. L’empatia nasce quando si condividono le stesse tappe obbligate, quando ci s’impegna per superare gli stessi ostacoli e sai bene cosa sta passando l’altro. Conosci ciò che per cui sta lottando e ciò per cui gioisce: il senso di solidarietà scatta proprio qui!

È chiaro però che la lingua in cui ci si confida di più e meglio resta la propria madrelingua, che si porta dietro accenti, ricordi, emozioni e tratti culturali che non è facile replicare in una lingua appresa più tardi nella vita, anche se molto bene.
“Per questo” continua Irene “prima da sola, e poi con Silvia, l’idea è stata quella di organizzare gruppi di yoga pre e post partum in italiano per mamme italiane, perchè l’italiano resta per noi e per loro la lingua dell’empatia e della condivisione.”

Le storie appassionanti di Silvia, Giulia e Irene (e quanto ci sarebbe ancora da raccontare delle loro vite!) ci confermano ancora una volta che è bene dar retta alle proprie passioni e condividerle, che è bene aver sete di conoscenza e di nuove esperienze. E che non dobbiamo temere di far sacrifici per raggiungere i nostri obiettivi perchè in tutto questo non siamo mai sole… Il superpotere delle expat, la sorellanza, brilla più che mai!

Photo Credits:
Juan Saez per Irene (a sinistra). Puoi seguire Irene qui
Federica Villi per Silvia (al centro). Puoi seguire Silvia qui
Moranika Wetzig per Giulia (a destra). Puoi seguire Giulia qui