STEFANIA: LA MIA VITA DA EXPAT IN THAILANDIA

Vita da expat: partire o restare?
Ci racconta la sua esperienza Stefania, sociologa della comunicazione e giornalista, che da 13 anni vive in Thailandia. Per la maggior parte del tempo abitando a Chiang Mai, e da due anni a Bangkok, che adora!
Una partenza semplice la sua? Zaino in spalla e via? Non proprio, dal momento che Stefania è partita con due gemelle di appena un anno e senza le spalle coperte da un contratto a tempo indeteminato con una multinazionale, come accade a molti che partono dall’Italia per lavoro.
Una partenza quindi coraggiosa, da ponderare e organizzare bene. Un’esperienza da raccontare, insomma! E allora immaginateci virtualmente davanti a un meraviglioso bouquet di frutta tropicale, matura e profumatissima, a parlare di scelte importanti, quelle che svoltano una vita per davvero.

RSP: Stefania, cosa ti ha portato via dall’Italia verso la Thailandia?
S: Quel che mi ha portato a lasciare l’Italia è stata l’Italia! La parte brutta della cultura italiana, intendo. E cioè il clientelismo, l’assenza di merito, il disinteresse per la cosa pubblica… quella spirale discendente di degrado urbano e sociale. E così andare a vivere all’estero per me è stato un passaggio naturale.

RSP: Vivi in Thailandia e lavori come giornalista free-lance da tanti anni: ti riconosci come nomade digitale?
S: Mi riconosco più nell’aggettivo che nel sostantivo. Non sarei riuscita a portare il mio lavoro con me se non ci fosse stata la rivoluzione digitale, ma non sono nomade. Anzi, direi che sono piuttosto stanziale! Il viaggio, semmai, è nel tempo. Considerato il fuso orario che mi separa dall’Italia (che è il paese con cui più lavoro), vivere in questo angolo di mondo mi ha offerto più tempo nelle mie giornate. Mi sveglio quando l’italia dorme ancora ed è tutto tempo “regalato”…

RSP: Non è raro che la vita da expat presenti complicazioni e imprevisti. A volte è semplicemente la nostalgia di “casa”, quella che un po’ romanticamente si chiama “expat blues“. E per te, quali sono stati i momenti più critici della tua vita da expat? Cosa ti ha permesso di superarli? 
S: Più che l’expat blues, ho provato infiniti momenti di expat joy! A me l’expat blues viene quando sto troppo a lungo lontano da qui… il passaggio dall’ora legale all’ora solare mi fa salire una malinconia! I momenti più critici della mia vita qui credo di averli provati all’inizio, quando mi sono trovata con due bimbe piccole nella casa che avevamo affittato e il giardino era infestato da centopiedi (che qui sono velenosi!). Per il resto, amo tutto: gli scrosci del monsone, le nuvole bianche che corrono veloci nel cielo, le rane di notte (le sento gracidare anche in città!)… e poi questo strano mix di tradizione e modernità, la cortesia e, non da ultimo, il fatto di sentirmi a casa in un posto che non è quello dove sono nata e cresciuta.

RSP: A chi sta decidendo proprio ora se fare questo grande passo o no, cosa diresti per aiutare a decidere in un senso (andar via dall’Italia) o nell’altro (restare)? 
S: Da tutti i miei viaggi, e preciso che avevo già vissuto all’estero in un doppio anno sabbatico prima dell’università, ho imparato che chi parte non è mai chi torna. Bisogna essere consapevoli che partire è mettersi in gioco al 100%: cambiano i rapporti, le prospettive, cambiamo noi, cambia veramente tutto! Quanto a prendere una decisione è facilissimo: a un certo punto, uno dei piatti della bilancia – partire o restare – peserà di più. La bilancia è il cuore. Si parte con il cuore, perché è dove sta il coraggio. Nessun calcolo potrà mai prevedere il futuro che è imprevedibile. Nel bene e nel male.

RSP: Certo, esiste un quota di rischio connessa all’andar via. Ma forse sottovalutiamo la quota di rischio che ci assumiamo col restare. Del tipo: cosa rischiamo di perdere a non partire? Quali opportunità non potremo cogliere? Di solito non ci pensiamo, perchè laddove le cose sono “ignote” tendiamo ad amplificare il rischio; se rimaniamo dove già stiamo è facile illuderci di saper tutto, di avere pieno controllo… Stefania, pensi di ritornare un giorno in Italia? E a quali condizioni? 
S:Torno ogni estate, ma non penso di ritornare per sempre. Non sopravviverei al primo inverno, mi mancherebbe la libertà, lo spazio, la natura e anche il fatto di sentirmi expat. Quella sensazione esaltante dell’aereo in decollo la provo ancora adesso!

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INFO UTILI
Ambasciata d’Italia a Bangkok
https://ambbangkok.esteri.it/it/