Quando mi sono trovata a raccontare il mio percorso professionale a Gemini, una tra le più note intelligenze artificiali, per trovare una guida nello sviluppo dei contenuti del mio sito, é successa una cosa che non avevo previsto.
Oltre a qualche spunto utile in linea con la mia richiesta, Gemini ha iniziato a farmi domande interessanti, e anche “interessate”, su come gestisco alcune situazioni nella mia pratica clinica.
Lo sappiamo: le IA offrono risposte, sì, ma sono sostanzialmente modelli di apprendimento. Quindi stava esattamente facendo ciò per cui é progettata: imparare, in questo caso dalle mie risposte alle sue domande. Ho contenuto la sua curiosità (vorrà mica “rubarmi” il lavoro? è stato il retropensiero…) e le ho chiesto invece di ideare un’intervista sui temi che mi stanno più a cuore. Ecco le sue domande ed ecco com’è andata!
Buona lettura
1. Rossana, il tuo profilo professionale è molto peculiare: sei una psicologa a Torino che lavora anche online. Come convivono nel tuo studio queste diverse dimensioni e quali sono i vantaggi per chi ti sceglie a distanza, specialmente per gli expat?
Lavorare con la comunità expat é una delle cose che mi piace di più e tutto é iniziato poco prima dell’avvento del Covid. Essere a distanza eppure fortemente connessi, vivendo dimensioni geopolitiche e socioculturali diverse, é appassionante. Da parte mia apre scambio, confronto, anche curiosità e ispirazione.
Per i miei utenti ritrovare “aria di casa”, condividere la lingua e un background culturale, rende più fluido e maneggevole il lavoro psicologico, che é intessuto anche di significati e simboli (e codici di comportamento) non sempre universali, non sempre compresi o permessi in altre culture.
Ma non tutte le persone che seguo online sono expat. Alcune abitano in altre parti d’Italia e alcune nella mia stessa città (Torino) e per vari motivi trovano più comodo collegarsi online che raggiungermi in studio. In un solo caso seguo online una ragazza expat non italiana, che ha vissuto per alcuni anni a Torino (dove ci siamo conosciute) e ora é rientrata in patria in India.
2. Sei vegana dal 2013 e molti pazienti ti cercano specificamente per questo. In che modo la tua scelta etica personale arricchisce il percorso terapeutico di chi sta affrontando una transizione alimentare o vive tensioni legate a questo stile di vita?
In me possono trovare esperienza nel gestire, personalmente e da tempo, quegli stessi temi che per loro sono tuttora fonte di stress e incomprensioni. Sapere che ci sono modi per parlare e comunicare la propria sensibilità vegan, così come trovare nel setting psicologico una perfetta consonanza di interessi e valori apre le porte della fiducia e della condivisione. Offre speranza tangibile e si aprono nuove possibilità di azione.
3. Spesso i pazienti vegani non soffrono per la scelta in sé, ma per gli attriti con la famiglia o il partner. Qual è l’importanza del lavoro sui “confini” e sull’assertività in questi casi?
É una parte fondamentale. Saper vedere e riconoscere la propria sensibilità e i propri bisogni come legittimi aiuta a tracciare i confini: a non farsi invadere dalle aspettative o dai bisogni altrui. Non perché i nostri bisogni sono più importanti di quelli degli altri, ma perché non lo sono di meno. E occorre trovare uno spazio sicuro per una coabitazione accettabile. Offrire spunti per comunicare di più e meglio, insieme all’accoglimento e alla validazione di ciò che siamo e di ciò che é importante per noi, é un passo cruciale.
4. Anche se non appartieni personalmente alla comunità LGBTQ+, molti pazienti di questa comunità si affidano a te con grande fiducia. Secondo te, cosa cercano (e cosa trovano) nel tuo approccio clinico?
Trovano fiducia, rispetto, accoglimento e legittimazione. Anche valorizzazione della propria unicità. La comunità LGBTQ+ é sempre stata fonte di grande ispirazione per me e le sono molto riconoscente.
5. Il tuo lavoro si concentra molto sull’ascolto dei “legittimi bisogni”. Perché per un paziente che si sente “una minoranza” (che sia per scelta etica, identità o perché vive all’estero) è così difficile, a volte, riconoscere i propri bisogni come validi?
Fin da piccolə ci viene insegnato a ubbidire e conformarci per essere accettatə e benvolutə. Il rischio é perderci chi siamo davvero, disconoscere o dimenticare parti di noi, o peggio, vivere una vita non nostra seguendo regole di condotta non scritte da noi. E quando ci allontaniamo da quelle regole, che prescrivono come ci dobbiamo sentire, chi dobbiamo amare o cosa dobbiamo mangiare, ci sentiamo a disagio, preda della vergogna o del senso di colpa. Ma la vergogna e il senso di colpa non parlano del fatto che c’è qualcosa di sbagliato nel nostro essere o nel nostro fare: sono semplicemente le conseguenze del prendere le distanze da un comune sentire. Perchè siamo mammiferi sociali, che vivono in gruppo, e il giudizio del gruppo é importante per la nostra sopravvivenza sociale. Contraddirlo ci mette emotivamente in una posizione scomoda. Ma lasciare emergere la nostra autenticità é sempre una scelta di valore, che ripaga in salute mentale.
6. Se dovessi dare un consiglio a chi si sente costantemente giudicato o non rispettato nelle proprie relazioni strette a causa dei propri valori, da dove suggeriresti di iniziare?
Un primo esercizio utile é quello di mettere per iscritto un elenco (in divenire) dei propri stessi giudizi auto-limitanti (non sono adattə per questo, non riuscirò mai a fare quello, lui o lei é meglio di me, non mi merito amore o successo…). A lato buttiamo giù un elenco di fatti: obiettivi che abbiamo raggiunto, accadimenti della nostra vita privata e professionale… Noteremo subito quanto c’è del nostro nel limitarci e colpevolizzarci! Riuscire a vederlo è utile perchè, se i fatti non si possono cambiare, i giudizi sì! Se un giudizio mi aiuta e mi apre porte, bene. Se le chiude, e cioè se mi fa stare male o non mi aiuta a raggiungere i miei obiettivi, allora posso metterlo da parte e cercare un nuovo giudizio, una nuova interpretazione dei fatti. Solo se cambio il giudizio posso cambiare l’azione. E se cambio l’azione cambio il risultato!
IN TEMA:
• Sorellanza, il superpotere delle expat
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QUESTO ARTICOLO È STATO IDEATO E SCRITTO IN COLLABORAZIONE CON GEMINI. GEMINI HA GENERATO LE DOMANDE E MIE SONO LE RISPOSTE.
Ph.: R. S. Pecorara + Gemini

